CNA Avezzano

Associazioni partner delle Aziende

Convenienza economica, sostegno alla competitività, opportunità di business

Cambia il rapporto associato-associazione.

Le associazioni puntano ad una sempre maggiore integrazione tra la funzione politica di rappresentanza degli interessi e quella di partner delle imprese.

E si evolve il sistema della rappresentanza associativa modificando identità, mission e struttura organizzativa. All’evoluzione della rappresentanza imprenditoriale, la Cna dell’Emilia Romagna ha dedicato una tavola rotonda che si terrà il 12 maggio a Bologna per confrontarsi sui contenuti di questi cambiamenti e sul significato e valore della rappresentanza imprenditoriale nel nuovo contesto istituzionale.

La narrazione del percorso compiuto, dell’ampia riflessione che ha coinvolto tutto il gruppo dirigente e dei risultati raggiunti è contenuta, infatti, nel volume “L’evoluzione della rappresentanza – lo sviluppo del sistema Cna Emilia Romagna” da cui viene lo spunto per le riflessioni della tavola rotonda. Nel libro si indaga su cosa spinge oggi un imprenditore ad aderire ad un’associazione e quali sono i criteri attraverso i quali opera la propria scelta tra le numerose organizzazioni esistenti.

Oltre alla trasformazione delle motivazioni di adesione all’associazione, anche la globalizzazione, l’allargamento dell’Unione Europea ad est, il processo di federalismo ed il nuovo ruolo delle regioni, ridisegnano modelli di sviluppo e fattori della competitività e della concorrenza. Una rivoluzione totale, dunque, di cui discutiamo col presidente nazionale della Cna Ivan Malavasi che ha dato un proprio specifico contributo al volume sull’evoluzione della rappresentanza associativa.

Domanda.
Presidente, la Cna ha subito una progressiva trasformazione di ruolo, che oggi è quello di una confederazione autonoma che integra la propria funzione politica di rappresentanza di imprese artigiane e pmi dell’industria e del commercio e del lavoro autonomo, compresi i new worker del lavoro atipico. Come si concilia la rappresentazione di figure professionali e interessi anche diversi?

Risposta.
Tra i vari cambiamenti prodottisi in questi anni, vi è senz’altro anche quello delle trasformazioni intervenute nel tessuto produttivo ed imprenditoriale. La Cna si è fatta sempre più attenta all’evoluzione dei modelli d’impresa nell’artigianato ma anche alla crescita delle piccole e medie imprese che hanno generato nuove istanze, nuove esigenze, in conseguenza dei loro mutati rapporti col mercato da un lato e con le istituzioni dall’altro in termini di politiche e interventi. Si è allargato per Cna il target dei possibili associati, passato da una categoria normativa ben precisata: l’artigiano, a quella delle pmi; questo presuppone un concetto diverso del tipo di impresa che la Cna intende rappresentare ed assistere.

D.
Cosa è cambiato nella pratica?

R.
L’ampliamento e la diversificazione della base associativa ha modificato il meccanismo di scambio associazione-impresa. Gli interessi sono più ampi e complessi, non più personali ma aziendali, di opportunità di sviluppo. Noi oggi siamo chiamati ad un duplice compito quale soggetto unico di rappresentanza dell’impresa minore; da un lato offrire sempre più competenze, opportunità di crescita e di business, sostegno alla competitività fornendo alle nostre imprese servizi e consulenze, una partnership all’altezza dei loro bisogni; dall’altro arricchire sempre più la nostra funzione di rappresentanza politica per qualificare ulteriormente il nostro ruolo di corpo intermedio tra governo, istituzioni locali e imprese di cui tuteliamo gli interessi. Tutto questo attraverso il dialogo diretto, la concertazione tra le parti sociali per definire uno sviluppo del sistema Italia in grado di recuperare competitività.

D.
L’evoluzione dell’identità Cna in soggetto unitario della rappresentanza dell’impresa, ha generato una competizione ampia sul piano istituzionale con altre organizzazioni?

R.
La rappresentanza non è codificata da nessuna legge, quindi è un elemento dinamico che si evolve e si trasforma avendo come punto di riferimento l’impresa ed il mercato. Noi crediamo oggi indispensabile integrare nella nostra rappresentanza gli interessi di tipologie diverse d’imprese unite tra loro da valori imprenditoriali, sociali ed economici. Il nostro obiettivo è dar voce e forza a questo tessuto di imprese, non ancora proporzionale al loro peso economico. La competizione peraltro è oggi ovvia e naturale, dal momento che un imprenditore non aderisce più ad una organizzazione sulla base di consonanze ideologiche ma aziendali e di convenienze, oltre che per la condivisione di quei valori che prima richiamavo. Semmai, il punto vero è come dar forza a queste imprese in presenza di una frammentazione della rappresentanza imprenditoriale in tanti rivoli e tante sigle.

D.
Per accrescere il peso contrattuale delle imprese, è ipotizzabile, pur nella competizione e nelle reciproche diversità, un processo di aggregazione o quantomeno di avvicinamento tra le varie organizzazioni imprenditoriali?

R.
Non sarà determinante fino in fondo, ma ritengo significativo il fatto che da molti mesi si stia ragionando sulla rappresentanza tra otto grandi associazioni nazionali. Ci sono specificità che ancora ci dividono, ma ci sono convergenze importanti su valori e strategie. C’è un’idea di impresa che produce reddito, che lo reinveste, che sviluppa competenze sul territorio, che contribuisce alla qualità del territorio in cui opera, dentro la quale noi vorremmo stare a pieno titolo e, se nello starci dentro in tanti soggetti, riuscissimo anche ad avere una bussola che ci orienta verso una forma di aggregazione o di rappresentanza di secondo livello, sarebbe io credo, un modo per avere non una Confindustria 2, ma un altro soggetto che può permettersi di parlare e concertare a nome delle imprese e non di segmenti di imprese.